Una conversazione lenta, davanti a una tazza di tè, può cambiare il modo in cui una comunità guarda a sé stessa. A Spoleto, il lavoro di Francesca Brencio – Teaching Fellow nel campo della salute mentale alla University of Birmingham e direttrice di PhenoLab, laboratorio di formazione e ricerca riconosciuto come partner educativo da St Catherine’s College – ha preso la forma di un ciclo di incontri capace di trasformare saperi specialistici in patrimonio civico. Il progetto mette al centro l’Umbria, con l’obiettivo di restituire valore al territorio.
Un ritorno attivo: conoscenza che rientra in Umbria
Non si tratta di un ritorno nostalgico, ma di un rientro progettuale. Il ciclo “Dall’empatia all’inclusione. Per una cartografia dell’umano”, ideato, organizzato e coordinato da Brencio, nasce per fare uscire la conoscenza dagli spazi accademici e portarla nel quotidiano. L’impianto è semplice e rigoroso: attraversare i luoghi della vita sociale – scuola, sport, lavoro – per interrogarsi su cosa significhi davvero includere.
Tre passaggi chiave tra scuola, sport e lavoro
Gli incontri hanno composto una mappa operativa, toccando nodi concreti.
- Scuola: nell’ambito della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è emerso che l’inclusione non è una politica da applicare, ma un valore quotidiano che richiede strumenti, formazione e visione.
- Sport: raccontato come spazio di costruzione sociale, ha mostrato che quando è inclusivo diventa democrazia partecipata, capace di integrare le differenze senza annullarle.
- Lavoro: l’empatia è emersa come competenza strategica per benessere organizzativo e relazioni, con focus su buone pratiche, welfare aziendale e inclusione lavorativa.
Voci, esperienze e una “cartografia dell’umano”
Il cuore del percorso è il dialogo tra esperienza e scienza. Persone che vivono o hanno vissuto il disagio mentale hanno condiviso le proprie storie, affiancate da professionisti del mondo medico e scientifico con strumenti e contesto. Non una lezione frontale, ma una mappa condivisa in cui emozioni, comportamenti e fragilità diventano leggibili e meno isolanti.
La partecipazione – cittadini, familiari, docenti, operatori sanitari ed educatori – segnala un bisogno reale di spazi di confronto. Gli organizzatori stanno valutando di proseguire con nuovi incontri su temi emergenti.
La rete locale che fa la differenza
Il progetto si è sviluppato grazie al supporto del Comune di Spoleto, delle associazioni Il Sorriso di Teo e Social Sport Spoleto, con il contributo del Cesvol Umbria. Una collaborazione che conferma quanto l’inclusione richieda un approccio sistemico, capace di connettere istituzioni, scuola, sanità, volontariato e cittadinanza.
Teatro e comunità: “Gianni” al Caio Melisso
A chiudere il percorso sarà lo spettacolo “Gianni”, di e con Caroline Baglioni per la regia di Michelangelo Bellani, in scena al Teatro Caio Melisso Sabato 11 aprile alle ore 21:00, con ricavato in beneficenza. Biglietti disponibili su: ticketitalia.com.
Lo spettacolo nasce da tre audiocassette registrate negli anni ’80 e ritrovate vent’anni dopo: la voce di un uomo, Gianni, che racconta sé stesso, le sue inquietudini, il rapporto con il mondo. Da quel materiale è nato un lavoro che da oltre dieci anni attraversa i teatri italiani, con riconoscimenti come il Premio Scenario per Ustica, InBox Blu e il Museo Cervi. Nel 2024 è diventato anche un podcast pluripremiato.
Perché conta per Spoleto e per l’Umbria
Qui la salute mentale diventa cultura condivisa. L’impatto è duplice: da un lato offre strumenti pratici a scuole, associazioni e imprese; dall’altro rafforza la coesione e la capacità della comunità di riconoscere e includere le fragilità. È un modello replicabile sul territorio regionale, dove innovazione, formazione e inclusione si tengono insieme.
Prospettive: dalla conoscenza al coraggio civile
Un filo attraversa il progetto: conoscere per non avere paura. Una conoscenza che passa da relazioni, storie, incontri e che può orientare scelte collettive più giuste. La domanda che resta aperta è operativa: quanto siamo disposti, come comunità, a guardare senza distogliere lo sguardo, costruendo passo dopo passo una vera “cartografia dell’umano”. Forse la risposta può nascere proprio dal tempo lento di un ascolto condiviso.
Fonte: https://tuttoggi.info/una-tazza-di-te-spoleto-il-coraggio-di-capire/986183/